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Pioggia acide e vulcani, la lezione del Permiano

February 13, 2015

pubblicato su StellaNova 13 Febbraio 2015

 

Correva l'Era del Permiano, esattamente 250 milioni di anni fa e alla fine di questa Era una delle estinzioni di massa piu cruente: il 95 per cento delle specie oceaniche furono spazzate via. Le piogge acide imperversavano trasformando la natura del suolo e rendendolo acido come succo di limone. Lo rivelano alcuni ricercatori dell'Imperial College di Londra che hanno studiato i livelli di un composto delle rocce che va sotto il nome di “vanillina”.

 

 

Spesso quando si pensa alle estinzioni di massa, viene subito in mente quella legata all'estinzione dei dinosauri, alla fine del Creatceo, 65 milioni di anni fa. In realtà, però, non è nulla al confronto di quella avvenuta alla fine del Permiano che è considerata la madre di tutte le estinzioni. Infatti in questo caso gli scenari sono veramente apocalittici. Parliamo di una Terra completamente differente rispetto a quella attuale. All'epoca c'era ancora il super continente Pangea, un grande ed enorme continente dove per certi versi sarebbe stato piu facile viaggiare via Terra, rispetto ad oggi. Peccato, all'epoca l'uomo non c'era ancora!

 

E' una delle estinzioni di massa che sono ancora oggetto di studi e di grandi interrogativi. Sembra che ci siano state tre fasi prima di arrivare al botto finale. Si presuppone che la prima sia stata oggetto di cambiamenti graduali mentre le successive siano state molto piu repentine. Per poterla datare, gli scienziati sono come di consueto ricorsi allo studio delle rocce, alla ricerca degli isotopi di elementi come l'uranio, il piombo e il carbonio che, come sappiamo, hanno vite lunghissime. Molti studi sono in corso per valutare gli intervalli di tempo in cui si sono verificate le estinzioni delle diverse forme di vita allora presenti. E dovevano davvero essere molte e bizzare agli occhi di un uomo contemporaneo, dato che gli animali potevano spostarsi liberamente nel super continente senza le barriere dei mari e degli oceani.

 

Nel frattempo però, in mare, nell'unico e immenso oceano di allora, il Tetide, avveniva un'ecatombe senza precedenti. Bastava che gli organismi marini avessero uno scheletro composto di carbonato di calcio, soprattutto quelli che dipendevano dai livelli ambientali di CO2, per scomparire dalla faccia della Terra. Neanche gli insetti, che si sono rivelati gli esseri viventi piu resistenti, furono risparmiati. Quella del Permiano si è rivelata la piu grande e la sola estinzione di insetti mai avvenuta. E ci verrebbe da dire meno male, dato che quella era l'epoca degli insetti giganti.

 

Sembra strano eppure tutto questo ha anche a che fare con la vaniglia. Si capito bene, proprio quella che possiamo assaporare in un cono gelato. E' proprio da li che sono partiti Mark Sephton e collaboratori. Infatti l'elemento chimico che hanno cercato nelle rocce di un canyon delle Dolomiti, qui in Italia, il Butterloch Gorge (uno dei siti riconosciuti dall' Unesco) è il principale ingrediente negli estratti naturali di vaniglia, e viene prodotto anche quando il legno va in decomposizione. In condizioni normali, i batteri presenti nel suolo convertono la vanillina in acido vanillico. Tuttavia le condizioni di acidità inibiscono questo processo. Perciò dal rapporto fra i due stati (vanillina e acido vanillico) i ricercatori si sono potuti rendere conto che ai tempi del Permiano l'acidità del suolo doveva essere simile a quella del succo di limone o dell'aceto.

 

Ma perché sono venuti proprio a curiosare fra le rocce e i sedimenti marini del nostro paese? Perché trovare siti che conservino materia organica risalente a un'epoca così lontana costituisce davvero una sfida. Le località di Butterloch Gorge, e i sedimenti marini che si trovano nelle scogliere vicino a Vigo Meano, un'altra località delle Alpi meridionali, rispondono meravigliosamente a questi requisiti. E così i ricercatori inglesi hanno potuto ricostruire in parte cosa sia successo. Fu probabilmente a causa dei cataclismi che avvennero in quella parte del mondo che oggi conosciamo come Siberia, la sede di uno dei cosi detti super vulcani, i Siberian Traps. Vennero sputati fuori sette milioni di chilometri quadrati di lava, una superficie grande come l'Australia. Si può allora facilmente immaginare che l'enorme quantità di gas sprigionata in tale occasione abbia prodotto frequenti e intensi episodi di piogge acide, e l'acidità, ormai lo si sa, è nemica della vita. Addio piante con conseguente impoverimento della catena alimentare.

 

Fino ad adesso però mancavano delle prove certe di una tale acidificazione. Come hanno visto i ricercatori, la progressiva estinzione delle foreste nel Permiano ha avuto come conseguenza un massivo rilascio di vanillina dalla decomposizione dei suoi resti. A sua volta l'acidità del suolo ha fatto in modo che la vanillina non si convertisse facilmente in acido vanillico. Con la definitiva scomparsa delle foreste e la conseguente erosione del suolo, vanillina e acido vanillico sono state trascinate via con i sedimenti nelle acque superficiali e in quelle scogliere dove ancora oggi possono essere rintracciate, almeno in Italia.

E già, perché per avere un avallo definitivo alle loro ricerche Sephton e collaboratori dovrebbero rintracciare condizioni simili in altre parti del mondo, dato che parliamo di estinzione di massa. Una sfida per le loro ricerche future.

 

Mentre per tornare al nostro presente, la grande differenza di adesso con 250 milioni di anni fa è che oggi sulla Terra c'è l'uomo. Ci si potrebbe domandare se e quando avverrà la prossima estinzione di massa, e se l'uomo sarà la goccia che farà traboccare il vaso, oppure se saprà far fronte a una tale evenienza. Nel frattempo possiamo dire che, Permiano o no, il termine piogge acide non ci torna poi così estraneo. E pensare che siamo ben lontani dalle predisposizione ai cataclismi che la Terra aveva centinaia di migliaia di anni fa. Oggi possiamo assistere all'eruzione di vulcani abbastanza potenti, ma siamo ben lontani da esplosioni come quella avvenuta allora nei Traps Siberiani. Tuttavia i super vulcani non sono una realtà appartenente al passato. Basta semplicemente rimanere in Italia e guardare a quella realtà chiamata Campi Flegrei con occhi diversi, giacché è nell'elenco dei super vulcani insieme alla caldera di Yellowstone. Cosa potrebbe riservarci quella realtà chiamata Campi Flegrei che a volte compare nelle canzoni napoletane di vagheggiamento romantico? Beh, un'eruzione di tipo VEI-8, ovvero un eruzione che espelle almeno 1000 chilometri quadrati di magma e tutte le forme di vita in un raggio di cento chilometri saluterebbero la terra. Certo, nulla al confronto di quanto successo nel Permiano, però è successo soltanto 39.000 anni fa, e in Campania nell'area Flegrea.

 

Se poi andiamo alla ricerca di scenari tipo Permiano nell' Era attuale, allora dobbiamo pensare ad alcuni uomini, ai loro marchingegni e alle furbate guidate dagli egoismi. Ci sono le piogge acide completamente “made in human race”. E non è un fenomeno da poco. A causa del consumo di combustibili fossili, con la rivoluzione industriale, la quantità di anidride solforosa e ossidi di azoto riversate nell'aria ha subito un'impennata negli ultimi decenni. Produzione di energia elettrica, veicoli a motore, industrie, allevamenti intensivi sono le cause di tali fenomeni e anche qui c'è chi ne fa di piu le spese rispetto ad altri. Il Canada è uno di quei paesi che comincia a presentare i segni allarmanti di una tale situazione. E' recente la notizia che le acque dei suoi laghi stanno diventando gelatinose a causa della presenza di un plancton particolare che prolifera grazie alle piogge acide e che potrebbe ostruire i sistemi di filtrazione di acqua potabile.

 

Ma anche in mare le cose non vanno meglio. Oggi l'ecosistema marino è messo duramente alla prova a causa dell'inquinamento dovuto alla plastica, ai sistemi di pesca illegale, ai non rari disastri causati dalle perdite di carburante in mare da parte delle petroliere, per non parlare della radioattività riversata in mare a causa di cataclismi naturali che incrociano la spavalderia umana. Oppure a causa di esplosioni che sottoterra danno meno nell'occhio e c'è chi davvero non può farne a meno. E sempre a proposito di oceani, negli Stati Uniti è stato coniato un termine che davvero ricorda l' estinzione del Permiano, le cosiddette “dead zone”, cioè zone morte. Ce ne sono. Una delle piu estese è quella nel Golfo del Messico. Sono zone marine dove il livello di ossigeno scende sotto il livello necessario per sostenere la vita. Il termine esatto per descrivere il fenomeno è ipossia ed è ancora una volta causato dall'inquinamento di origine antropica.

 

Che dire? Forse la sesta estinzione di massa è già iniziata e non ci stiamo neanche facendo caso. Tempi moderni, di un uomo graziato da un pianeta che ha già sfogato la sua maggiore rabbia centinaia di migliaia di anni fa. 

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Non è la libertà che manca. Mancano gli uomini liberi.
(Leo Longanesi)
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