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Il Dottor Jekyll e Mister Hyde dell'atmosfera terrestre: Ozono si grazie. Ozono no grazie

di Tiziana Lanza

 

Se si dovesse assegnare un premio per la popolarità raggiunta a uno dei tanti problemi ecologici che affliggono il nostro pianeta, certamente il premio andrebbe all’ozono. In effetti, questa preziosa componente dell’Atmosfera ha fatto molto parlare di sé sia per le sue straordinarie proprietà sia per i dati allarmanti che si sono registrati in questi ultimi dieci anni. Non è certo una novità che l’ozono ad alte quote ci protegge dai danni che potrebbe provocare un eccesso di radiazione ultravioletta. E cioè: invecchiamento precoce, rughe, e varie forme di tumore alla pelle. Troppi raggi Uv possono provocare la cataratta, e, nella peggiore delle ipotesi, la cecità. In dosi massiccie, sono anche nemici del nostro sistema immunitario. Ce n’è anche per il nostro pianeta. La radiazione ultravioletta può interferire con la fotosintesi provocando una riduzione dei raccolti, nonchè influenzare la crescita del fitoplancton che è alla base della catena alimentare.

Si deve alle eccezionali capacità di assorbimento dell’ozono, se i raggi Uv sono filtrati molto efficacemente. In effetti, questo gas è presente nell’atmosfera in percentuali piccolissime rispetto ad altre componenti. Se portassimo tutto l’ozono mediamente presente nell’atmosfera al livello del suolo, ci ritroveremmo con uno strato di soli 3 millimetri di altezza. Fu il metereologo inglese Gordon Dobson a scoprire nel 1956 quello che oggi viene chiamato il “buco dell’ozono”. Egli improntò una serie di strumenti e tecniche per misurare la quantità di questo gas in Stratosfera. Da allora le tecniche e gli strumenti si sono perfezionati sempre di più. Le misure eseguite in situ con gli aerei da alta quota, palloni stratosferici e razzi, sono completate dalle osservazioni via satellite e dalle stazioni di osservazione da Terra. Non c’è dubbio: dal 1985 fino ad oggi le misure eseguite hanno fatto registrare un trend in discesa. Di chi sia la colpa e quali siano le misure da prendere per correre ai ripari non è ancora molto chiaro. Se infatti non si può negare che una delle cause della deplezione dell’Ozono sia di origine antropica (i CloroFluoroCarburi sono sostanze che l’uomo immette nell’Atmosfera), c’è ancora molto da capire su altre componenti del tutto naturali (eruzioni vulcaniche, la dinamica atmosferica).   

Il 1993 è stato, in assoluto, l’anno in cui si sono registrati i dati più allarmanti. Le misure in Antartide, hanno dato come risultato una diminuzione del 60 per cento. Ma anche su alcune zone dell’America Latina l’assottigliamento della preziosa fascia ha raggiunto livelli preoccupanti. A nessuno, soprattutto in un momento come questo, verrebbe in mente il rovescio della medaglia. Eppure ci sono casi in cui alla domanda “ozono?” sarebbe meglio rispondere: “no grazie”. L’ozono è infatti il Dottor Jekyll e Mister Hyde dell’atmosfera terrestre. Mentre nelle zone alte dell’atmosfera, nella Stratosfera, è nostro amico, a basse quote, nella strato dell’Atmosfera più vicino alla Terra (la Troposfera), è invece una sostanza dannosissima né più né meno del monossido di carbonio.

Lasciamo per un momento l’Antartide, dove la situazione dell’ozono in Stratosfera è la più preoccupante. Trasferiamoci a Los Angeles. Qui incontriamo una situazione analoga alla rovescia. Nel 1988, l’ozono ha superato la soglia di sicurezza. Come si forma l’ozono a basse quote? Gli autoveicoli sono responsabili per il 30-50 per cento dell’ozono urbano. Esso non viene emesso direttamente ma è il prodotto di un complesso processo atmosferico, dove la miscela di idrocarburi, ossidi di azoto e luce del Sole ne porta alla formazione. Perchè a basse quote è nostro nemico? L’ozono può danneggiare l’apparato respiratorio e causare irritazione agli occhi. Non basta. L’ozono è fra i “gas-serra” più efficienti e può arrecare danno alla vegetazione. In una conferenza sull’ozono troposferico tenutasi a Norwich, nel Luglio del 1989, i risultati di alcuni studi concordavano sull’aumento nei livelli dell’ozono in Troposfera. Nello stesso anno, due scienziati hanno addirittura pubblicato un lavoro nel quale affermano che la crescita dell’ozono in Troposfera potrebbe controbilanciare gli effetti della deplezione dell’ozono in Stratosfera. Questo vuol dire che le previsioni di un aumento di tumori alla pelle come conseguenza di una maggiore esposizione alla radiazione ultravioletta potrebbero non verificarsi.

Bando agli ottimismi, è importante ribadire quello che ci dicono le misure. Lì dove l’ozono è necessario tende a diminuire sempre di più. E’ vero che molti scienziati imputano i dati allarmanti registrati nel 1993  all’eruzione del vulcano Pinatubo nelle Filippine (1991). E può anche darsi che le attività umane contribuiscano in una percentuale minima. Tuttavia, è bene tenere presente che se si smettesse di usare immediatamente le sostanze incriminate (quelle messe al bando alla Conferenza di Montreal nel 1987 e in quella di Londra del 1990) bisognerebbe aspettare un secolo per ristabilire la situazione iniziale. Motivo: a causa della loro stabilità chimica i Cfc rimangono nell’Atmosfera dai 70 ai 100 anni.

E l’ozono troposferico? Lì dove l’ozono sarebbe meglio che non ci fosse tende invece a stazionare. Inoltre, in questi ultimi anni, sebbene si si registri una diminuzione della quantità totale di ozono nell’Atmosfera, il contenuto di ozono nella bassa Atmosfera tende invece ad aumentare. Alcuni studi effettuati alla fine degli anni ottanta hanno dimostrato che l’inquinamento da ozono è molto più diffuso di quanto si potesse pensare. Il mito che sostanze come l’ozono, il metano e gli ossidi di carbonio siano confinati nelle aree industrializzate del nostro pianeta è crollato. Nelle foreste tropicali dell’Africa centrale e in Amazonia queste sostanze sono prodotte dalla combustione delle foreste e sono presenti anche in quantità preoccupanti. Il peggio è che mentre a Los Angeles sono stati presi provvedimenti già dalla fine degli anni ottanta, e i risultati cominciano a vedersi, è praticamente impossibile costringere i paesi del Terzo Mondo a ridurre le uniche attività di cui vivono. 

Anche se c’è ancora molto da studiare e da capire riguardo all’ozono, è sempre meglio essere saggi: “se l’uomo tradisce la Terra, la Terra tradirà l’uomo”.  Così suona un vecchio proverbio cinese.


(marzo 1994)

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