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Il norvegese Amundsen raggiunge il Polo Sud

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L'oasi del pianeta Terra

Per la distanza che lo separa dagli altri continenti (il centro abitato più vicino dista 1000 Km) e soprattutto per il freddo intenso che lo caratterizza che è riuscito in parte a frenare lo sfruttamento delle sue risorse, l’Antartide è il continente meno inquinato del pianeta. Contrariamente a quanto possa farci pensare l’enorme “deserto” di ghiaccio, il sottosuolo del continente antartico è ricco di minerali e probabilmente di petrolio. Anche le acque che lo circondano presentano una elevata produttività biologica, dovuta alle grosse quantità di gas disciolti nelle acque fredde (anidride carbonica e ossigeno in prevalenza) e testimoniata dall’abbondanza di krill (un gamberetto che costituisce un enorme risorsa proteica). Indubbiamente la ricchezza del continente antartico costituisce uno dei motivi di attrazione. Non è recente lo sfruttamento della fauna marina.

Già ai primi dell’ottocento i cacciatori di foche inglesi e americani avevano quasi sterminato la popolazione delle otarie. Oggi, le flotte da pesca russe, e in minor misura, quelle giapponesi, polacche e tedesche sono impegnate nella pesca del krill. Con l’entrata in vigore del Trattato Antartico, sono state adottate una serie di convenzioni protettive per regolamentare lo sfruttamento delle risorse e per preservare l’ambiente antartico. L’incontaminazione del continente antartico ne fa infatti un luogo privilegiato per fare ricerca. Un esempio sono il facile rinvenimento e conservazione di oggetti extraterrestri quali i meteoriti che al momento della caduta è come se finissero in un frigorifero esente da qualsiasi forma di inquinamento.

D’altro canto, le ricerche condotte in Antartide possono far luce su quali siano le attività umane inquinanti che hanno un impatto sull’intero pianeta anche coinvolgendo regioni sperdute e lontane come queste. Il buco nella fascia d’Ozono ne costituisce un esempio. Osservato per la prima volta in Antartide, questo fenomeno è il risultato della diffusione globale dei Cloro-Fluoro-Carburi da parte delle attività umane e delle particolari dinamiche atmosferiche che caratterizzano la circolazione atmosferica globale. Infine, risale a dicembre scorso la notizia riportata dal quotidiano giapponese “Mainichi” secondo cui la neve che è caduta nelle regioni del Polo-Sud nel 1964 conteneva ingenti quantità di Trizio. L’Istituto Nazionale per la Ricerca Polare di Tokio avrebbe rinvenuto la causa nei quattro esperimenti nucleari compiuti dagli USA nell’atmosfera, nel 1963. Questo conferma come gli esperimenti nucleari compiuti da qualunque paese e in qualunque parte del mondo coinvolgano l’intero pianeta.

 

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