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“Esco un momento...” disse laconicamente Evans, uno degli esploratori che raggiunse il Polo Sud, nel gennaio del 1912, con la spedizione organizzata dall’inglese Robert Falcon Scott. E invece non fece mai ritorno alla tenda. Scott e il suo seguito morirono per congelamento mentre facevano ritorno alla base operativa sull’isola di Ross. A questa tragica spedizione mancò anche il primato della conquista del Polo Sud, raggiunto soltanto un mese prima dal norvegese Roald Amundsen. Amundsen potè annunciare il suo successo soltanto tre mesi dopo, una volta rientrato in Tasmania.
Oggi, un ricercatore che si reca in Antartide può telefonare, collegarsi a Internet, grazie alla copertura satellitare, e tornare a casa in pochi giorni. Il continente australe non è più la terra lontana e isolata che avevano conosciuto gli esploratori di inizio secolo. Parte di questo successo lo si deve al Trattato Antartico - entrato in vigore nel 1961 - che ha bloccato le rivendicazioni territoriali avanzate da alcuni Stati, sancendone l’uso pacifico e la libertà per tutti di effettuarvi ricerche scientifiche. L’Antartide è in effetti un luogo privilegiato per fare ricerca (si veda il box “L’oasi del pianeta Terra”). Non solo. Le ricerche effettuate in Antartide permettono di conoscere meglio e in anticipo fenomeni che riguardano l’intero pianeta (si veda il box “Il refrigeratore della Terra”) oltre ad aiutare a meglio comprenderne l’evoluzione.
Il continente ospita attualmente una sessantina di basi scientifiche permanenti di varie nazioni e alcune di esse, ad esempio quella americana di Mc Murdo, d’estate diventano delle vere e proprie cittatine di più di 1000 abitanti. Vi si recano ricercatori per effettuare ricerche nei più svariati campi: dalle scienze della Terra, alla Fisica dell’Atmosfera, alla Cosmologia, alla Biologia, all’impatto ambientale, all’Oceanografia. Tutto questo ha permesso di conoscere cosa i ghiacci nascondevano agli occhi dei primi esploratori. Quegli stessi occhi guardavano meravigliati uno spettacolo che la natura riserva soltanto alle latitudini polari: le aurore polari. Oggi, l’installazione di attività umane in Antartide ha permesso di studiare meglio questo fenomeno, inizialmente osservato solo nel circolo polare artico, togliendogli forse anche un po’ della magia che tanto ha affascinato gli esploratori del passato.
Certo l’Antartide non è diventata come per incanto una terra confortevole. Tuttavia chi per motivi di ricerca è destinato a trascorrervi qualche mese all’anno può facilmente adattarvisi.
All'interno :
Un continente per i più "forti"
Il continente nascosto
Aurore polari
Un "archivio" per il nostro pianeta
Il refrigeratore della Terra
L'Antartide in cifre
L'oasi del pianeta Terra
Italiani in Antartide
(Sopra e sotto i ghiacci Antartici Copyright © tizilanza.net Maggio 1995)
Nota: ho scritto questo articolo diversi anni fa appena entrata all'Ingv già Ing (Istituto Nazionale di Geofisica) con la collaborazione di alcuni colleghi geomagnetici. L'articolo è un po' datato ma è comunque utile per chi si accosta per la prima volta al continente antartico. L'articolo perciò parla prevalentemente del fondamentale contributo degli studi geomagnetici (magnetismo terrestre) per la scoperta e conoscenza di questo straordinario continente.
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