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Editoria on line, una legge che guarda indietro

di Tiziana Lanza


Proprio mentre in Italia viene varata la nuova legge sull'editoria che estende le regole della vecchia legge sulla stampa (1948) anche all'informazione online (Marzo 2001), esce contemporaneamente la versione italiana del libro dell'inventore del Web, Tim Berners Lee, l"L'Architettura del nuovo web". Dispiace vedere che mentre T. B. Lee, che ora dirige il World Wide Web Consortium (W3C), lavora per realizzare una rete sempre più interattiva e intuitiva, la legge italiana si muova ignorando i progressi delle nuove tecnologie. Si deve a lui e a un'altro ingegnere del Cern di Ginevra, Robert Cailliau, l'invenzione del Web o per dirla con le parole di Tim "il matrimonio tra internet e ipertesto". Nell'ormai lontano 1980, Tim approdò al Cern per una periodo breve di consulenza e vi fece ritorno in pianta stabile nel 1984 per realizzare il suo sogno nascosto, quello di collegare le informazioni di tutti i computer, dovunque si trovino, programmando uno spazio in ogni computer in cui tutto è collegato a tutto e ottenendo in questo modo un singolo spazio dell'informazione. Già nel 1965 Ted Nelson parlò di "macchine letterarie", cioè computer che avrebbero permesso alla gente di scrivere e pubblicare in un formato nuovo, non lineare, che battezzò "ipertesto". Quel Ted era un sognatore e tale rimase all'epoca. "Sognava, scrive Lee, una società utopica in cui tutte le informazioni potessero essere condivise tra persone che comunicano su basi egualitarie, e lottò per anni per farsi finanziare questo progetto senza successo".

Anche Tim ha lottato a lungo per vedere realizzato il suo sogno. Il Cern, sebbene sia un ambiente creativo e fortemente innovativo, ha tardato molto ad adottare il World Wide Web. Eppure il primo nucleo di globalizzazione era lì, nella volontà di questo intraprendente ingegnere e del suo fedele collega Robert. "Ho paragonato più volte - scrive Tim - lo sforzo di far nascere il Web a quello necessario per lanciare un bob. Tutti devono spingere forte per un tempo che sembra infinito, ma prima o poi il bob procederà per conto proprio sull'abbrivio e i passeggeri ci salteranno sopra". Erano i primi anni novanta quando a condividere l'entusiasmante esperienza del Web erano in pochi. Oggi, a un decennio di distanza su quel bob siamo saliti in molti e da tutte le parti del mondo. Tutti possiamo avere un sito Web sapendo che saremo raggiunti dal mondo intero. Tutti possiamo dire la nostra nelle innumerevoli chat, e nei forum di discussione. Anche nel nostro paese hanno proliferato le riviste online grazie alle quali l'informazione non è più retaggio di pochi. Ma ora, con la nuova legge sull'editoria, si vuole ingabbiare questo nuovo mondo con regole quasi obsolete. Che piaccia o no, l'informazione sta cambiando volto.

Oltre ad essere una vera e propria rivoluzione copernicana dell'informatica, il Web ha avviato un processo di democratizzazione dell'informazione che potrà difficilmente essere arrestato. Lo dice Tim stesso "il Web è più una innovazione sociale che tenica". Il W3C si occupa anche di questo aspetto. Ci si domanda allora se non sia il caso di ammodernare la vecchia legge sulla stampa italiana alla luce di questa spinta innovativa e non il contrario. Non si può trattare una rivista online allo stesso modo di una rivista cartacea. Ci sono grandi differenze. Una di queste, e forse la più importante, è che quando ci si mette in rete gli utenti sono potenzialmente i cittadini del mondo. L'altra è che il Web corre più veloce di stampa e televisione ed è ormai il bob in corsa che procede per conto proprio sull'abbrivio di cui parlava Lee. Paura?

Indubbiamente ci vogliono delle regole e su questo siamo tutti daccordo. Ma questa necessità di regole che si avverte è una esigenza a livello internazionale e non del singolo paese. Inoltre, non deve al solito diventare un modo per coprire gli interessi di pochi a scapito della collettività. Questo è in netto contrasto con lo spirito del Web. Che piaccia o no, nel Web c'è spazio per tutti. "Chiarii subito - scrive Lee, una volta chiamato a dirigere il Consorzio - che avevo progettato il Web perché non esistesse un posto centrale dove dovevi "iscrivere" un nuovo server e ottenere l'approvazione dei suoi contenuti". E' grazie a questa filosofia che tutti gli utenti Web sperimentano la libertà di essere al centro del mondo, in quanto l'essenza del Web è la sua struttura reticolare, il decentramento.

Tuttavia proprio per preservare la caratteristica di una comunicazione democratica, anche l'internauta deve seguire delle regole. Ma chi deve deciderle e soprattutto, quale deve essere lo spirito adatto per farlo?

R. Cailliau invoca il giusto mezzo: "Ci deve essere una regola comune fra l'anarchia che alcuni invocano soltanto per perseguire i propri scopi disonesti e l'altro estremo dove ogni cosa è amministrata centralmente in un modo inflessibile e pericoloso, dittatoriale".  E ancora: "Mi auguro che chi di dovere, in ciascuna nazione, tenga presente quanto sia importante continuare a seguire lo spirito di un mezzo di comunicazione globale. Le regole vanno scritte nel corso di un processo democratico e aperto. Non devono essere dettate da gruppi di opinione o dalle compagnie commerciali". E' proprio per questo che a un certo punto Tim si è reso conto che quel bob non andava più spinto ma che era necessario salirci sopra e guidarlo. Il Consorzio è nato per questo. E' se è lui a guidarlo, possiamo fidarci. "Certe volte mi hanno chiesto se sono dispiaciuto di non essere diventato ricco col Web...mi fa impazzire che il valore di una persona dipenda dal suo successo finanziario e dalla sua carica". Non possiamo fare altro che continuare a dire "grazie Tim e Robert". Già nel corso del G7 nel Febbraio del 1995, il vicepresidente sudafricano, Thabo Mbeki, tenne un discorso toccante su come la gente doveva approfittare delle nuove tecnologie per avere più potere, per tenersi informata in campo politico, economico e culturale e per disporre di una voce che tutto il mondo potesse ascoltare. Aggiunge Tim: "Non avrei potuto scrivere una migliore dichiarazione di intenti per il World Wide Web".

 

Su Ideazione.com [24 apr. 01]

 

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