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"Ridateci il teschio di Geronimo": e i pellerossa ricorrono al test del Dna
di Tiziana Lanza
C’è sempre un alone di mistero sui grandi del passato e la loro fine. Dal cervello di Einstein donato alla scienza e le sue ceneri sparse al vento in un luogo rimasto segreto fino alla ciocca di capelli di Napoleone, rubata al suo cadavere trasportato per mare, o al mistero sulle spoglie di Cristoforo Colombo che alimentano la diatriba sulla sua vera nazionalità. Radiografie su mummie per conoscerne meglio il passato e test del Dna per verificare l’identità familiare di personaggi illustri sono oramai tecniche consolidate e alla moda. Adesso il test del Dna arriva anche per il terribile guerriero Apache Chiricauha Geronimo. A proporlo è un suo discendente, il pronipote Harlyn Geronimo che vuole fare finalmente chiarezza sul teschio del suo antenato.
Geronimo era nato in quello che oggi lo stato del New Messico. Combattè contro le truppe statunitensi e messicane per difendere la sua terra. Divenne famoso per il suo coraggio e per essere sfuggito a lungo alla cattura. Nel 1886 si arrese all’esercito statunitense e fu fatto prigioniero. Noi lo conosciamo dai film western ma negli Stati Uniti il mistero che aleggia da molti anni sul suo teschio è legato niente di meno che alla casata di Bush.
E’ o no una leggenda che il teschio di Geronimo sia stato rubato dalla società segreta americana Skull and Bones che fa capo all’Università di Yale, nel Connecticut, e di cui era anche membro Prescott Bush, nonno di George W.? Si dice che i membri di quella società se ne siano appropriati durante la Prima Guerra Mondiale. Nonostante gli sforzi profusi dagli storici per verificare se si tratti veramente di una leggenda ancora non si conosce la verità. Ma ora sembra ci sia una svolta e lo si deve a un ex redattore dello Yale Alumni Magazine che ha rintracciato in una corrispondenza risalente al 7 Giugno 1918 alcune evidenze. La lettera annuncia che i resti del valoroso Geronimo il Terribile sono stati disseppelliti a Fort Sill, in Oklaoma, da un gruppo di appartenenti alla società e che il teschio e altri resti sono stati depositati al sicuro nella sua sede, precisamente nella “T”, l’ iniziale sta per “Tomb”.
Non sono contenti però gli alumni della Yale che in un articolo sostengono che chi scrisse quella lettera non si trovava a Fort Sill e per questo le sue parole non possono costituire una prova definitiva. Tutto è cominciato nel 1986, quando il capo della tribù Apache San Carlos in Arizona, Ned Anderson, stava reclamando i resti del celebre guerriero morto di polmonite e prigioniero di guerra a Fort Sill nel 1909. Per tutta risposta si vide arrivare una lettera anonima da un presunto membro della Skull and Bones dove veniva precisato che questa era in possesso del teschio di Geronimo, con tanto di foto. A incontrarsi con Anderson andò anche Johnatan Bush, il figlio di Prescott. In quella occasione però venne mostrata una teca con dentro un piccolo teschio che Anderson rifiutò perchè molto poco somigliante a quello della foto.
C’è chi è convinto che i“Bonesmen” abbiano preso un grosso granchio, perchè soltanto nel 1920 gli Apache di Fort Sill si sono decisi a identificare la tomba di Geronimo su richiesta pressante di uno studioso. “Probabilmente, hanno trafugato una tomba a Fort Sill, ma non quella di Geronimo” ha dichiarato David H. Miller, professore di Storia alla Cameron University in Oklaoma. Sarà probabilmente il test del Dna a sciogliere il mistero e a obbligare i membri di Skull and Bones a restituire il maltolto, qualora se ne presenti il caso. Ma cosa ci farebbe il teschio di Geronimo all’Università di Yale?
La Skull and Bones - che annovera fra suoi membri grandi nomi della finanza e della politica, fra cui l’attuale presidente Bush e il suo sfidante Kerry nel 2004 - come tutte le società segrete esegue dei rituali di iniziazione finalizzati a includere nuovi membri che non possono superare annualmente le 15 unità. Sembra che un rituale consista proprio nel baciare un teschio. Che però si tratti di quello di Geronimo è ancora tutto da dimostrare.
(settembre 2006)
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